La muffa è un fungo che si presenta in determinate e favorevoli condizioni di umidità e di temperatura. Trova il suo ambiente ideale con un'umidità relativa almeno del 50% e una temperatura intorno ai 13-16° C.
Nella maggior parte dei casi la presenza di muffa è una conseguenza dell'umidità dell'ambiente che condensa allorché sulla superficie del muro si arriva al punto di rugiada, ossia quando il vapore acqueo contenuto nell'aria, trovando una superficie a temperatura più bassa si trasforma in acqua. Quindi perché ci sia muffa è necessaria la presenza di umidità e che le pareti siano più fredde della temperatura interna.
L'umidità in casa è sempre presente e dipende dal modo in cui gli ambienti vengono vissuti, se si sta molto fuori casa durante il giorno, non si produce umidità ma neanche si cambia l'aria di frequente.
L'umidità viene prodotta dalle classiche attività che si svolgono all'interno dell'appartamento come cucinare, lavarsi, ecc.
All'interno dell'appartamento ci deve essere un adeguato ricambio d'aria al fine di permettere che l'aria carica di umidità si possa mischiare ad aria più secca, cosi facendo si abbassa il grado di umidità interna.
In generale i fenomeni di condensa nelle pareti sono classificabili in due tipologie principali:
I danni arrecati dalla formazione della condensa nelle pareti provocano:
I problemi di condensa sono legati, oltre ad una non corretta conduzione dell'impianto di riscaldamento e nell'uso dell'abitazione, anche a errori di natura progettuale e ad errori di esecuzione nella realizzazione dell'immobile.
In generale i punti critici per la formazione di condensazione sia superficiale che interstiziale sono in corrispondenza di ponti termici e di discontinuità delle proprietà igrotermiche. Luoghi preferenziali per la condensazione sulle superfici interne sono inoltre tutti i punti in cui è limitata la circolazione ed il ricambio dell'aria (es. dietro gli armadi, specie se in corrispondenza di ponti termici).
Impedire che ciò avvenga e compito del progettista e la scelta dell'isolante termico gioca un ruolo cruciale nella corretta stratigrafia.
Gli errori progettuali più ricorrenti sono:
Gli errori di esecuzione nella costruzione più ricorrenti sono:
I fattori che maggiormente possono garantire di non ritrovarsi in queste situazioni restano sempre
I costruttori o progettisti per minimizzare le proprie responsabilità indicano sempre la stessa soluzione che è quella di aerare i locali al fine di evitare la condensa e la formazione delle muffe, ma non dicono che arieggiando così una casa specie se di classe energetica alta (B, A o A+), per ventilazione si può disperdere sino ad oltre il 40% del calore necessario.Di conseguenzala classe energetica vera della casa non è una classe B o A ma in realtà l'abitazione è in classe D o più bassa.
Alcune sentenze della corte di cassazione hanno stabilito che nell'eventualità di umidità sulle pareti, che dipenda dalla non corretta conduzione e gestione dell'abitazione da parte del proprietario (insufficiente areazione degli ambienti per risparmiare sui consumi di riscaldamento, collocazione degli stendibiancheria per l'asciugatura dei panni all'interno degli ambienti, dimenticarsi di areare il bagno dopo aver fatto la doccia, ecc.), la risoluzione dei problemi di umidità e muffa dovrà gravare solo sul proprietario stesso.
Se invece i problemi di umidità e di muffa non dipendono dalla cattiva conduzione e gestione dell'abitazione da parte del proprietario, tramite la perizia tecnica è possibile individuare tutti i vizi e difetti costruttivi e di conseguenza il proprietario dell'abitazione ha diritto a un risarcimento danni.
E' importante che le strutture edilizie vengano verificate, col metodo di Glaser, al rischio di condensazione interstiziale, che si riferisce ad un regime stazionari: il rischio di condensazione interstiziale si ha quando il valore della pressione parziale del vapore (ovvero la differenza di pressione fra i due ambienti separati dal componente edilizio) raggiunge il valore della pressione di saturazione (ovvero la pressione, in funzione della temperatura a cui si trova l'interfaccia considerata, per la quale si ha saturazione della soluzione del vapore acqueo in aria e quindi la formazione di condensa).
La norma UNI EN ISO 13788 ammette tuttavia che se la condensa che si è formata al termine del periodo di riscaldamento viene interamente rievaporata prima dell'inizio della successiva stagione di riscaldamento, la struttura edilizia è da ritenersi accettabile e per questo definisce, per classi di materiali, le quantità limite di condensa ammissibili alla fine del periodo di condensazione.
Secondo la citata norma, quando l'umidità che si è accumulata nella struttura edilizia supera i valori limite ammessi, questa non riesce più a rievaporare e la struttura non è più ritenuta accettabile, mantenendosi permanentemente presente, al suo interno, un tasso eccessivo di umidità.
Secondo la giurisprudenza, tutti i soggetti coinvolti nella realizzazione dell'edificio (committente, progettista, impresa di costruzione, Direttore Lavori e fornitori di materiali) hanno delle responsabilità nei confronti dell'acquirente dell'immobile, ed ognuno di essi è tenuto, nei confronti dell'acquirente, al risarcimento in relazione agli errori commessi.
Una delle tante sentenze che rappresenta bene questo concetto è la sentenza del Tribunale di Reggio Emilia n. 988/2014, che ha stabilito: